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June 14, 2022

Intervista a Gabriele Cigna e a Stelleconfuse per l’inaugurazione di “Paths”

Intervista a Gabriele Cigna e a Stelleconfuse per l’inaugurazione di “Paths”

Per raggiungere la propria identità spesso si devono percorrere strade ignote: uscire dal proprio percorso, dal terreno in cui ci si muove con sicurezza, significa affrontare difficoltà nuove e spesso impreviste, ma ciò permette di tornare a casa con una consapevolezza maggiore e, soprattutto, con una propria, e più definita, identità. Ecco che il rientro nel proprio habitat non si presenta più come il riparo in un rifugio sicuro, bensì l’ingresso in un laboratorio aperto a sperimentazioni nuove. La sfida di “Paths”, ossia “percorsi”, “sentieri”, “traiettorie”, è proprio questa: far nascere nuove strade dal cammino già percorso da Gabriele Cigna, accompagnato da Stelleconfuse.

Ciao ragazzi, grazie per il tempo che ci state dedicando. Gabriele, della tua formazione da writer e della tua crescita da designer abbiamo già parlato in passato presentando “Fuori Studio”: cosa ci dici invece a proposito di “Paths”?

Gabriele Cigna: “Paths” nasce dall’idea di sintetizzare il lavoro di ricerca che faccio col pennello in un’opera concreta. È una sfida a minimalizzare il contenuto del quadro enfatizzandone le componenti, ossia le linee geometriche e il tratto più sinuoso del pennello, ma passando questa volta dalla carta alla tela, che ha delle sue caratteristiche proprie. Nella realizzazione di tre delle opere esposte ho avuto il piacere di collaborare con Stelleconfuse: ne è nata una fertile sperimentazione!

Non stentiamo ad immaginarlo, considerando quanto possano apparire differenti i vostri linguaggi. Stelleconfuse, raccontaci qualcosa del tuo percorso e di questa collaborazione.

Stelleconfuse: Come artista nasco nel 2008, ma non come street artist: volevo creare un logo che si contrapponesse a quelli commerciali ormai noti a tutti. Compresa l’importanza di questa forma comunicativa ho voluto ricrearne uno ma all’inizio non sapevo come svilupparlo: ho spaziato dai poster, ai quadri, agli adesivi finché attaccando alcuni stickers per strada e pubblicandone le foto su Myspace e Flickr sono stato contattato da alcuni ammiratori. Da quel momento sono tornato a fare quadri e ho iniziato ad esporre le mie opere in varie mostre. Il mio logo è cresciuto nel tempo con me: all’inizio l’albero che rappresentavo era piuttosto stilizzato, poi ho aggiunto i rami, le foglie e infine i frutti.

Perché come segno distintivo hai scelto proprio l’albero?

Stelleconfuse: Sono nato e cresciuto in campagna, ma opero in città, un luogo cementificato in cui è facile dimenticare l’importanza del verde: ho pensato che fosse fondamentale ricordarla e richiamarla costantemente. Ho iniziato a fare ciò in un periodo precedente a quello contemporaneo in cui la cultura green è sicuramente più diffusa.

Invece com’è nata la collaborazione con Gabriele Cigna?

Stelleconfuse: La collaborazione con Gabriele è nata da un’idea di Marta Di Meglio, responsabile e curatrice di Up – Urban Prospective Factory. Gabriele viene dal lettering, e le sue opere mostrano come il segno minimal e le pennellate si sposino bene. Io nella mia carriera ho collaborato con moltissimi artisti, ma lavorare con chi ha uno stile figurativo per me è più semplice: con chi chi fa astrattismo è invece diverso, la paura è che la parte astratta dell’opera diventi un mero sfondo per il mio albero. Dunque è stata una sfida, una ricerca che ci ha coinvolto entrambi da punti di vista differenti.

Gabriele, osservando più da vicino alcune delle tele esposte, possiamo notare che i relativi titoli sono costituiti da parole astratte, emozioni.

Gabriele Cigna: Sì, sono concetti legati al colore e al sentimento che scaturisce dall’opera nell’atto della sua realizzazione. Dall’opera deriva poi l’idea del prodotto, che dà pace interiore all’artista ed è portatore di un messaggio, è un oggetto completo. Stelleconfuse ha un linguaggio diverso dal mio ma ciò ci ha unito: lui realizza loghi, e io ne ho scoperto e studiato l’attività. Quando ci siamo incontrati, l’intesa è stata presto raggiunta: il suo è uno stencil lineare ma non semplicistico, non un semplice logo, appunto, ma un simbolo portatore di un messaggio che rimane nel tempo e che affronta temi molteplici legati alla sostenibilità.

Tra i pezzi esposti c’è anche un’istallazione.

Gabriele Cigna: Sì, il 3D ha il ruolo di spiegare come si compone una mia opera: essendo in essa armonizzati oggetti geometrici e pittorici vogliamo far entrare all’interno dell’opera d’arte l’osservatore, che può girare attorno all’istallazione, passarvi sotto, per notare come cambia il dialogo tra le sue componenti in base alla posizione da cui le si osserva.

E dopo “Paths” dove ti porteranno questi “percorsi”?

Gabriele Cigna: Difficile da dire, non c’è ancora un’idea ben definita, ora è necessaria la risposta del pubblico per capire se posso continuare a lavorare su tali “paths”, su questi terreni. Ogni pezzo poi ha una sua identità, una sua storia da raccontare: sebbene il ritmo compositivo sia lo stesso in tutte, ogni opera è un percorso a sé frutto di uno sviluppo pronto ad essere portato avanti.

Un’ultima curiosità: in base a quali considerazioni scegliete quale tecniche utilizzare?

Stelleconfuse: La riflessione relativa alla tecnica secondo me deve essere affrontata in maniera diversa da come spesso viene proposta, cioè a poli invertiti: prima si dovrebbe pensare al progetto, poi alla tecnica più funzionale per veicolarne il messaggio. Io ad esempio ho iniziato con lo stencil, influenzato da Franco Angeli che realizzava loghi del potere. Certamente non c’erano tutorial (Youtube nel 2008, quando ho iniziato io, era appena nato). Andai a vedere poi D*Face che lavorava e realizzava murales a stencil in maniera assai naturale: fu la mia ispirazione. Io dunque metto il logo al centro e a seconda di ciò che voglio comunicare opero. Lo sticker ad esempio, che è una tecnica differente, mi dà l’opportunità di scambiare opere agevolmente e di avviare collaborazioni. L’albero vitruviano che si vede in una delle opere di “Paths” è realizzato in acrilico: in questo caso l’uso dello stencil, necessitando esso di almeno sei livelli, non sarebbe stato funzionale. Attualmente invece sto realizzando quadri ad olio: mi piace sperimentare! Comunque, se c’è una tecnica che preferisco quella è sicuramente lo stencil, soprattutto perché prevedendo un lungo lavoro preparatorio a casa o in studio permette di operare in maniera veloce una volta sul posto.

Chiarissimo! Grazie ad entrambi per questa bella conversazione.

Di nulla, grazie a voi!

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